ASSORIMAP - Associazione Nazionale Riciclatori e Rigeneratori di Materie Plastiche, costituita ormai 30 anni fa, rappresenta le aziende che rigenerano materie plastiche pre-consumo e post-consumo, aderisce alla Federazione Europea dei Riciclatori di Materie Plastiche EUPR - European Plastic Recyclers ed è tra i fondatori di UNIRE - Unione Nazionale Imprese Recupero - aderente a FISE.
Il comparto italiano industriale dedito al riciclaggio e alla rigenerazione di materie plastiche è costituito da circa 300 imprese con oltre 2.000 addetti, sviluppa una capacità di riciclo superiore alle 1.500 kton e, in Europa, occupa il secondo posto, dopo l'omologa industria tedesca.
Per evitare fraintendimenti e malintesi, giova sottolineare che per l'opinione pubblica, gli opinion leaders, i politici e gli amministratori quando si parla e scrive di riciclo di materie plastiche, ci si riferisce principalmente al recupero e alla rigenerazione di materia da manufatti post-consumo. A ciò si fa riferimento anche in queste pagine per la nona edizione de "L'Italia del Recupero", senza però dimenticare che il riciclo di materie plastiche è anche un'importante fase del ciclo produttivo industriale, dove largamente si recuperano scarti e sfridi di lavorazione pre-consumo.
Anche alla luce di quanto sopra, infine, deve essere correttamente sottolineato che la produzione - di materie prime seconde - grazie al riciclo meccanico delle materie plastiche ha comportato e comporta vantaggi evidenti per la riduzione dei costi di approvvigionamento di materie prime, ormai, qui in Italia, quasi tutte di importazione, risparmio energetico e minor impatto sull'ambiente, in termini di minori emissioni e di minori quantitativi destinati allo smaltimento in discarica, con benefici per tutti noi, non soltanto per i riciclatori.
Lo sviluppo del riciclo post-consumo di materie plastiche, in Italia, si può far risalire agli anni '50, in parallelo con quello del consumo pro-capite di manufatti per uso industriale, commerciale e agricolo e il recupero a fine vita di film, ceste e cassette, taniche, fusti e flaconi.
Però, solo in forza del D.Lgs. 22/1997 (Decreto Ronchi), con l'avvio della raccolta differenziata di imballaggi e in presenza di un incremento esponenziale del consumo di bottiglie e contenitori in PET e HDPE per acque minerali, bevande e liquidi vari, si è determinato un impulso della capacità di trattamento di rifiuti plastici capace di assorbire i crescenti volumi della raccolta.
Dopo l'entrata in vigore di tale decreto, alla crescita con tassi a due cifre, della raccolta e del riciclo, ha contribuito comunque anche l'attività di recupero di imballaggi secondari e terziari post-consumo, di provenienza industriale e commerciale, svolta dai cosiddetti operatori indipendenti che, in modo autonomo e senza alcun sussidio (né contributo ambientale), hanno via via organizzato circuiti virtuosi di alleanza fra aziende addette al riciclo e re-immissione sul mercato di materie prime seconde.
A tal proposito, non va, inoltre, trascurato il supporto rilevante offerto allo sviluppo dell'industria riciclatrice dai costruttori italiani di macchine e linee complete di selezione - recupero - granulazione, da anni al vertice del settore mondiale con sempre più evoluti e sofisticati impianti, capaci di garantire, a prescindere dal materiale in ingresso (e, ovviamente, dalla complicazione e dal costo di investimento e di gestione), una qualità della materia prima seconda all'altezza delle più elevate esigenze applicative dell'industria utilizzatrice finale.
Antonio Diana
Past President ASSORIMAP
novembre 2008
Allegato:
Sezione PLASTICA, da "L'Italia del recupero" - nona edizione
Studio promosso da UNIRE (Unione imprese di recupero)
presentato in occasione di ECOMONDO (Rimini, 5-8 novembre 2008)